Visto
da Noi
Accesso venoso nei
bambini piccoli cosa scegliere?
Come ben
sappiamo il trattamento
dell’emofilia A e B consiste nella somministrazione del
fattore
mancante. Tale somministrazione per ora può essere fatta
solo per via
endovenosa.
Il problema maggiore, secondo me, nel trattamento
dell’emofilia nei bambini piccoli e specialmente se si esegue
la
profilassi, è il tipo di accesso venoso.
Nel trattamento dell’emofilia sostanzialmente si possono
utilizzare tre
tipi di accesso venoso per l’infusione del farmaco, tutti e
tre hanno i
loro pro e contro.
Quindi quale soluzione scegliere?
Non penso ci sia una risposta definitiva, lo stesso metodo
può essere
“vissuto” in modo diverso a seconda delle
esperienze maturate dai
genitori che lo utilizzano. Quindi ognuno darà una risposta
ed un
giudizio differente.
Ma vediamo quali sono questi tre metodi:
vena periferica:
l’infusione viene effettuata direttamente in una vena
periferica,
generalmente del braccio, come accade quando si porta il bambino al
centro o al pronto soccorso. I pro sono una veloce somministrazione del
farmaco ed un basso rischio di infezioni, però bisogna
cambiare spesso
la sede della puntura per non “rovinare” le vene
utilizzate, inoltre
per effettuare le infusioni a casa bisogna avere padronanza con la
tecnica della venipuntura altrimenti si rischia di dover
“bucare” più
sedi per una singola infusione con conseguenze anche psicologiche sul
bambino, rifiuto dell’iniezione e paura.
Port a cath o infus a
port:
si tratta di una camera serbatoio in titanio o resine sintetiche
impiantata sottocute dotata di un setto in silicone perforabile. La
camera viene collegata con un catetere ad una vena centrale.
L’iniezione viene effettuata con particolari aghi (ago
huber). I pro di
questo sistema sono la preservazione delle vene periferiche. Se ben
accettato dal bambino questo sistema può risultare meno
traumatico, il
bambino impara ad avere meno paura delle iniezioni anche
perché questa
pratica non necessita di particolari conoscenze, non bisogna fare corsi
complicati e non si corre il pericolo di non trovare la vena, bucare
male o altre problematiche che si possono incontrare quando si comincia
a fare le iniezioni endovenose. I contro sono la visibilità
della
camera sottocutanea, se il bambino non viene preparato psicologicamente
dai genitori (è sempre bene spiegargli cosa gli
verrà fatto e perché)
potrebbe nascere in lui un rifiuto verso il port e verso le iniezioni.
Effettuare le infusioni con il port a cath ha un alto rischio di
infezioni, per minimizzarlo bisogna seguire una rigida procedura
asettica, niente di particolarmente complicato, molta attenzione e un
po’ di tempo in più.. Inoltre bisogna sempre
effettuare i lavaggi del
port in modo da evitare che si ostruisca.
Fistola arterovenosa:
la fistola arterovenosa viene effettuata mettendo in comunicazione una
vena con un’arteria. In questo modo la vena aumenta di
dimensioni ed è
facilmente localizzabile per fare l’iniezione. Questo metodo
facilita
l’infusione rispetto alla normale venipuntura,
soprattutto in quei
bambini che hanno vene difficili da trovare. I pro sono gli stessi
della puntura venosa. I contro sono che la fistola potrebbe ingrossarsi
e quindi bisognerebbe intervenire chirurgicamente di nuovo, le
complicanze comunque non sono ancora state accertate in maniera esatta
e definitiva. Comunque questo accesso non viene effettuato a tutti, i
chirurghi valutano il sistema venoso del bambino e decidono se
confezionare la fistola, generalmente solo quando vi sono
difficoltà
nell’accesso tradizionale.
Con questo ho voluto fare una piccola
panoramica sui tipi di accesso venoso per effettuare il trattamento
dell’emofilia. Mi scuso per eventuali inesattezze o mancanze
ma serviva
solo per dare un’infarinatura.
Ora la decisione spetta ai genitori dei bambini, consigliandosi con il
proprio specialista, parlando con genitori che già attuano
la
profilassi sui propri figli e documentandosi.
Ho parlato con vari genitori di bambini che attuavano la profilassi.
Chi utilizzava la venipuntura normale, chi la fistola chi il port a
cath.
Io e mia moglie da parte nostra abbiamo effettuato un po’ una
scelta
obbligata, non avevamo conoscenze e pratica di iniezioni endovenose, da
noi ancora non c’è una legge regionale
né dei corsi per imparare ed
essere autorizzati ad effettuare la venipuntura. Abbiamo fatto le
visite per il confezionamento della fistola ma ci è stato
detto che
considerate le buone vene di nostro figlio non avrebbero effettuato la
fistola. Quindi abbiamo optato per il port, perlomeno fino a che nostro
figlio non avrà un’età in cui
l’iniezione endovenosa sia meno
problematica.
Il bambino lo ha accettato tranquillamente. Prima
dell’intervento gli
abbiamo spiegato che gli avrebbero messo questo “bottoncino
magico”, il
perché e soprattutto che non sarebbe più andato
in ospedale a fare le
punture.
Dopo l’operazione abbiamo avuto un’ottima
esperienza di addestramento
da parte del personale di una casa farmaceutica che ci ha seguiti passo
passo. Abbiamo così imparato a preparare tutto
l’occorrente in maniera
da poter effettuare la puntura nella maniera più sterile
possibile.
Questo comporta un maggior tempo da dedicare all’infusione,
la
preparazione è piuttosto lunga, però fare
l’iniezione nel port non è
affatto problematico.
Questa è la nostra esperienza.
Vi invito a scriverci per confrontare le nostre esperienze e
condividerle con chi magari questa scelta la deve ancora fare e non sa
come orientarsi in questo nuovo mondo.


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